TRADIZIONE E DIVERTIMENTO
L’Italia e la sua storia e tradizione sono conosciute in tutto il mondoAlcuni degli eventi popolari dove storia e tradizioni si incontrano creando un'atmosfera speciale che potrà darvi un ottimo suggerimento per rendere la vostra vacanza speciale.una vacanza in Italia è un viaggio alla scoperta di un mondo fatto di tradizioni culturali uniche, di tipicità gastronomiche esportate e imitate in tutto il mondo, di tesori naturalistici, molti dei quali protetti in oasi naturali, riserve e Parchi di grande valore e di rara bellezza.
Inverno
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Il Natale
Il presepe
La befana
La candelora
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Febbraio
Il carnevale
S. Valentino
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Primavera
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La Quaresima
La Pasqua
Le ricette di Pasqua
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S. Giuseppe
La festa della mamma
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Estate
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San Giovanni ed il solstizio d'estate
Le lacrime di San Lorenzo
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Il Carmine e la festa de "Noantri"
La Nativita' della Madonna
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Autunno
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Le feste d'autunno
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La notte di Halloween
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Altre feste
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Feste e sagre regionali
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NATALE
La ricorrenza, la festa di Natale cade il 25 dicembre, ma le tradizioni fanno cominciare la sua celebrazione nel periodo precedente. I riti e le usanze di Natale, partono con il periodo dell'Avvento, i giorni che separano dalla festa, sono scanditi dal calendario (dell'Avvento) che parte dal 1 Dicembre. Il passare dei giorni e l'attesa della Vigilia (notte del 24 Dicembre) sono così scanditi e ricordati da regali, immagini o da pensieri nascosti dietro ogni finestrella e giorno del calendario. Il Natale, porta con sè anche altre tradizioni popolari a partire dalla decorazione dell'albero (un abete), e alla creazione del presepe.Non bisogna dimenticare che la festa, nonostante i regali, Babbo Natalee aspetti ed usanze sempre più volte al consumismo, di natura religiosa (Cristiana) e annuncia la nascita di Gesù bambino. Se nel periodo natalizio la pace è l'amore sono i simboli che devono essere ricordati durante le feste, gli stessi devono rappresentare il cammino ed essere presenti anche nel resto dell'anno
PRESEPE
l presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Primo esempio di presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Carnbio scolpirà nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma. Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all'interno delle chiese. Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di Borbone e nel resto degli Stati italiani.
Nel '600 e '700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono personaggi della nobillà, della borghesia e del popolo còlti nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago, nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini di legno con arti in fil di ferro, per dare movimento, abbigliati con vesti di stoffe più o meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici dei mestieri dell'epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi particolari. A tali fastose composizioni davano il loro contributo artigiani vari e lavoranti delle stesse corti regie o la nobiltà, come attestano gli splendidi abiti ricamati che indossano i Re Magi o altri personaggi di spicco, spesso tessuti negli opifici reali di S. Lencio. In questo periodo si distinguono anche gli artisti di Genova e quelli siciliani che, fatta eccezione per i siracusani che usano la cera, si ispirano sia per i materiali che per il realismo scenico, alla tradizione napoletana. Sempre nel '700 si diffonde il presepio meccanico o di movimento che ha un illustre predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per Cristiano I di Sassonia.
La Pasqua è una ricorrenza che ricorda la passione e la Resurezione di Cristo. Il giorno dei festeggiamenti è la prima domenica dopo i quaranta giorni di quaresima.Il periodo che precede la Pasqua è costituito da quaranta giorni di pentenza e dal "trittico pasquale", in cui si celebra la passione di Gesù Cristo, il cui culmine è rappresentato dalla via crucis.Secondo la tradizione cristiana, la Pasqua è la festa più importante, proprio perchè si celebra la resurezione di Gesù Cristo.al punto di vista dei festeggiamenti, senza considerare la celebrazione religiosa, la Pasqua si festeggia più o meno come il Natale, ma in questa festività esistono tre diversi simboli: l'agnello, che rimanda alla crocifissione di Gesù. Per quanto riguarda i dolci pasquali, la colomba e l'uovo di pasqua sono quelli più famosi, che si associano direttamente alla festività della Pasqua.In occasione delle festività pasquali, compaiono sulle tavole sontuosi banchetti...Alle golose e alle cuoche provette, un percorso di ricette regionali italiane per la festa della Pasqua!
La Quaresima
La Quaresima ha lo scopo di invitare i fedeli a imitare il periodo di 40 giorni di meditazione e astinenza che Gesù passò nel deserto prima di cominciare la sua predicazione.
Non si ha nessun documento a testimonianza della celebrazione della Quaresima prima del Concilio di Nicea nel 325.
In realtà la Quaresima dura 44 giorni e va dal Mercoledì delle Ceneri al momento della Messa Vespertina (In Cena Domini) del Giovedì Santo.
Nelle zone in cui è in vigore il Rito Ambrosiano, invece, il periodo di Quaresima dura esattamente 40 giorni e va dalla domenica successiva al Martedì Grasso (con il protrarsi del Carnevale fino al Sabato della stessa settimana) al Giovedì Santo.
La Messa Vespertina del Giovedì Santo apre il periodo detto Triduo Pasquale che durerà dal Venerdì Santo al giorno di Pasqua.Inizialmente il periodo Quaresimale venne osservato in modo difforme dalle varie chiese: la chiesa di Roma e Alessandria, ad esempio, osservava un periodo di digiuno che coincideva con la Settimana Santa. Più tardi la chiesa di Roma aggiunse due settimane a questo periodo di penitenza, e poi altre tre settimane.
Il digiuno quaresimale consiste nel fare un solo pasto al giorno, e nell'astenersi dai cibi vietati. Nei giorni di digiuno la chiesa permette un leggero pasto di ristoro alla sera, se l'unico vero pasto avviene a mezzogiorno, o a mezzogiorno se si stabilisce alla sera il proprio pasto principale.
Si richiamano al digiuno coloro che abbiano compiuto i 20 anni e non siano impediti da motivi di salute.
La befana
Con la fine dell'anno solare, il ciclo dei festeggiamenti non si conclude fino al 6 gennaio, il giorno dell'Epifania, che nella saggezza popolare "tutte le feste porta via".
Il termine "Epifania", di origine greca, che significa "manifestazione" sott'inteso della divinità, è stato utilizzato dalla tradizione cristiana per designare la prima manifestazione della divinità di Gesù Cristo, avvenuta in presenza dei re Magi.
Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare.
Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l'arco dell'anno, molte nostre festività hanno un'origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana.
Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova.
Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l'anno successivo.
In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.
La candelora
Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo "luce per illuminare le genti", come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.
Anticamente questa festa veniva celebrata il 14 febbraio (40 giorni dopo l'Epifania), e la prima testimonianza al riguardo ci è data da Egeria nel suo Itinerarium Egeriae (cap. 26). La denominazione di "Candelora" data popolarmente alla festa deriva dalla somiglianza del rito del Lucernare, di cui parla Egeria: "Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima" (Itinerarium 24, 4), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei Lupercali (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Ma la somiglianza più significativa tra le due festività si ha nell'idea della purificazione: nell'una relativa all'usanza ebraica:
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« Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L'ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione » |
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nell'altra riguardo alla februatio (cfr. Ovidio, I Fasti 2, 19-24, 31-32ss [Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch'essi februe. (...) Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione...]). Durante il suo episcopato (tra il 492 e il 496 d.C.), il patriarca di Roma Gelasio ottenne dal Senato l'abolizione dei Lupercali ai quali fu sostituita nella devozione popolare la festa appunto della Candelora. Nel VI secolo la ricorrenza fu anticipata da Giustiniano al 2 febbraio, data in cui si festeggia ancora oggi.
Il carnevale
Il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana (ed in modo particolare in quelli di tradizione cattolica). I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare l'elemento più distintivo del carnevale è la tradizione del mascheramento.
Benché facente parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno origini in festività ben più antiche che, ad esempio nelle dionisiache greche e nei saturnali romani, erano espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell'ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza.
La parola carnevale deriva dal latino "carnem levare" ("eliminare la carne"), poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.
Il Carnevale non termina ovunque il Martedì grasso; fanno eccezione il Carnevale di Viareggio, il Carnevale di Ovodda il carnevale di Poggio Mirteto ed il carnevale di Borgoses
S. Valentino
San Valentino si dedicò con amore alla cura del prossimo. In vita compì numerosi miracoli e molte sono le leggende che raccontano le gesta del Santo.
L'amore sublime:
Un centurione romano pagano di nome Sabino s'innamorò di Serapia, una giovane cristiana di Terni. Egli si recò dai suoi genitori, per chiederla in sposa, ma loro rifiutarono a causa della sua religione. Serapia, a sua volta innamorata del giovane romano, lo invitò a recarsi da Valentino. Sabino seguì i suggerimenti dell'amata e ricevette il battesimo dal Santo.
Fu allora che Serapia si ammalò di tubercolosi. I giorni passavano e la giovane non migliorava; fu deciso quindi di chiamare Valentino al suo capezzale. Sabino pregò il Santo, dicendogli che non avrebbe potuto vivere senza la sua compagna. Accogliendo la disperazione del giovane, Valentino levò le sue preghiere al Signore, ed i due giovani lasciarono la vita terrena, per vivere insieme nell'eternità.
La rosa della riconciliazione:
Passeggiando per il suo giardino, Valentino un giorno udì due fidanzati litigare. Invitando i due ragazzi alla ragione, egli porse loro una rosa affinché la stringessero facendo attenzione a non pungersi con le spine e pregando perché il loro amore fosse eterno. I due giovani si riconciliarono immediatamente e dopo non molto tempo, si recarono nuovamente dal Santo per celebrare il matrimonio ed invocare la sua benedizione.
I bambini:
Il giardino della casa di San Valentino era un luogo di gioia ed amore, dove spesso gli abitanti della città di Terni si recavano, per ricevere i preziosi consigli del santo.
Particolari ed abituali frequentatori del giardino erano i bambini della zona, che lì si recavano per giocare. Valentino, rallegrandosi della loro spensieratezza e della loro purezza, spesso si fermava ad osservarli, soprattutto per essere certo che non corressero pericolo alcuno.
Quando il sole iniziava a tramontare, egli si recava tra loro e a ciascuno regalava un fiore, che i bambini avrebbero dovuto portare alle loro mamme. Un piccolo stratagemma, per essere certo che i fanciulli si dirigessero subito a casa, senza far troppo tardi!
Le ricette di Pasqua
Insieme alla torta pasqualina questi stuzzichini sono tipici delle festività pasquali e potete servirli come antipasti. Sono semplici da realizzare ed il ripieno si può personalizzare.
Per la pasta occorre: 150 gr di ricotta; 6 cucchiai di latte; 1 uovo; 6 cucchiai di olio di oliva; 1 cucchiaino di sale; 350 gr di farina 1 bustina di lievito di birra. Per il ripieno: 300 gr di pomodori freschi; 125 gr di mozzarella; 100 gr di prosciutto cotto; sale; pepe; 1/2 spicchio d’aglio tritato finemente; 1 cucchiaio di basilico tritato; 2-3 filetti di acciuga tagliuzzati ed 1 uovo.
Per preparare il ripieno tagliamo i pomodori e la mozzarella a dadini ed il prosciutto cotto a listarelle. Conditeli con sale, pepe aglio e basilico ed i filetti di acciuga. Per l’impasto, mescolate in una terrina la ricotta, il latte, l’uovo, l’olio ed il sale ed incorporate un cucchiaio alla volta la farina e per ultimo il lievito.
Ricetta e curiosità:l'uovo di Pasqua
L'uovo ha sempre avuto,fin dal passato un valore molto importante. Esso è considerato il simbolo della vita e della fertilità e i romani dicevano "Omne vivum ex ovo" proprio per confermare ciò.
I cristiani attribuivano all'uovo un significato particolare: l'uovo non solo è vita, ma rappresenta la rinascita della vita dopo la morte.
Oggi si è perso il ricordo del significato originario dell'uovo che in realtà è testimonianza di grande amicizia e amore.
Si narra che il primo uovo di Pasqua fu regalato a Francesco I di Francia agli albori del XVI sec.: da qui probabilmente ha origine l'usanza di inserire un dono all'interno dell'uovo di cioccolato.
Ma è nella Russia degli zar che le uova preziose e decorate diventano regalo di Pasqua, e Peter Carl Fabergé è l'artista orafo che con grande inventiva e genialità ha segnato la storia delle uova pasquali decorate.
Ricetta per un uovo fai da te
Ingredienti ed occorrente:
due mezzi stampi per uova di Pasqua di media grandezza (nei grandi casalinghi ben forniti o nei reparti dei grandi magazzini) - 500 gr di cioccolato fondente di copertura (in pasticceria) - un termometro per dolci (detto anche caramellometro) - molta pazienza e precisione.
- Portare ad ebollizione una grande pentola non completamente piena d'acqua;
- abbassare la fiamma ed immergere il pentolino con il cioccolato a pezzi; lasciare fondere completamente;
- controllare che la temperatura del cioccolato rimanga intorno ai 42 gradi centigradi;
- spegnere il fuoco; versare 3/4 del cioccolato su una superficie liscia (vetro, ceramica, porcellana o al limite marmo); il rimanente cioccolato rimetterlo a bagnomaria ma a fiamma spenta;
- lavorare il cioccolato con una cucchiaio di plastica, o qualcosa del genere, sino a che raggiunga i 30 gradi centigradi;
- raccogliere il cioccolato lavorato e versarlo nel pentolino dove si trova il resto del cioccolato;
- controllare la temperatura: se è sensibilmente minore di 35 gradi, rimettere il pentolino a bagnomaria sino al raggiungimento di tale temperatura;
- versare in fretta il cioccolato nei due mezzi stampi facendoli roteare, in modo da foderarli completamente di cioccolato;
- dopo alcuni minuti il cioccolato inizia a solidificarsi; mettere in frigo per un paio di ore;
- togliere da frigo; per togliere le due metà di uovo, premere delicatamente dietro i due mezzi stampi;
- prima di riunire le due metà, con un coltellino pareggiare i bordi;
- infornare una teglia da forno vuota nel forno gia caldo per 15 minuti;
- appoggiare per un attimo sulla teglia calda le due metà in modo fa ammorbidire leggermente i bordi ed immediatamente riunirle in modo da ricomporre l'uovo facendo combaciare i bordi.
Ricetta Colomba pasquale
- 600 gr di farina bianca
- 250 gr di burro
- 150 gr di scorze di cedro candite
- 160 gr di zucchero semolato
- 100 gr di latte
- 25 gr di lievito di birra
- 50 gr di mandorle
- 30 gr di zucchero a grana grossa
- 5 uova (4 tuorli e 1 intero)
- 1 limone
- sale q.b.
Preparazione
Ecco come prepara a casa propria la colomba pasquale, tipico dolce di verona mangiato in tutte le regioni d’Italia sin dai primi del novecento ma noto già nel VI sec.
Impastate 200 gr di farina con il lievito sciolto in acqua tiepida e formate un panetto di giusta consistenza.
Immergetelo dunque in un recipiente di acqua (sempre tiepida) dopo avervi effettuato due tagli a croce con un coltello ben affilato.
Poi coprite con un coperchio finché il panetto, lievitando, verrà a galla. Versate allora sulla spianatoia 300 gr di farina , mezzo cucchiaio di sale e la scorza grattugiata del limone. Mescolate ben bene, fate la fontana (un buco al centro) e ponete al centro 150 gr di zucchero semolato , 4 tuorli, 125 gr di burro ammorbidito.
Adesso impastate il tutto aggiungendo il latte tiepido. Quando la pasta sarà soda, amalgamatevi il panetto lievitato e scolato.
Lavorate il tutto e fatene una palla che metterete a lievitare in una ciotola infarinata. Quando sarà aumentata di un terzo, rovesciatela sulla spianatoia, amalgamatevi 40 gr di burro ammorbidito e impastatela per 10 minuti.
A questo punto rimettete ancora la pasta a lievitare finché non avrà raddoppiato il proprio volume. Lavoratela nuovamente aggiungendo altro burro e pezzetti di cedro candito e sbattendo energicamente la pasta per 10 minuti.
Dividetela a questo punto in due parti: con una parte farete il corpo della colomba e con l’altra le ali.
Coprite la pasta con un telo infarinato e lasciatela lievitare di nuovo. Una volta pronta e modellata mettetela sulla placca da forno, spennelando prima la colomba con l’uovo sbattuto. Aggiungete le mandorle e lo zucchero in granella.
Stiamo per finire...
Infornate a 190° ma dopo 10 minuti scendete a 180° avendo l’accortezza di coprire la pasta con un foglio di carta pergamena ben imburrato. Lasciate cuocere per 20 minuti, togliete dal forno e fate freddare.
Pastiera di Pasqua
per la pasta frolla:
- 250 g farina
- 100 g di zucchero
- 100 g di burro
- 2 tuorli d'uovo
- un pizzico di sale
per farcire
- 700 g di ricotta
- 4 tuorli d'uovo + 1 uovo intero
- 400 g di zucchero
- 250 g di grano
- 20 g di burro
- scorza grattugiata di un limone
- 100 g di canditi
- un pizzico di cannella
- 500 ml latte
Preparazione
Preparare la pasta frolla così: in una spianatoia lavorate velocemente la farina con il burro a pezzetti, poi unite lo zucchero e le uova.
Fate una palla con la pasta e tenetela al fresco coperta per circa un' ora.
In una pentola fate cuocere il grano in 250 ml di latte e lasciatelo raffreddare.
In un pentolino mettere il grano cotto con il latte rimasto, i 30 g di burro e la scorza del limone; cuocere per 10 minuti fino a che diventi crema.
Preparare la farcitura così: in una terrina sbattere i tuorli con lo zucchero, aggiungere la ricotta , gli albumi montati a neve, i canditi, 1/2 cucchiaino di cannella.
Stendere con il matterello i 2/3 della pasta frolla e metterla in una teglia imburrata e infarinata (di circa 25 cm di diametro) e disporvi la farcitura; col resto della pasta fare delle listarelle per decorare la superficie.
Infornare e cuocere per 90 minuti circa.
S. Giuseppe
San Giuseppe (19 Marzo)
Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il santo protettore dei poveri e dei derelitti, poiché i più indifesi hanno diritto al più potente dei Santi.
In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata alla richiesta di un riparo per il parto. Questo atto, che viola due sacri sentimenti: l'ospitalità e l'amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l'allestimento di un banchetto speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di san Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa.
In alcune città, il banchetto veniva allestito in chiesa, e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante le pietanze che venivano servite.
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Rappresentazione di S.Giuseppe
in una litografia di fine '800 |
San Giuseppe è anche il simbolo della castità, e quindi tutore delle ragazze da marito. Molti proverbi e poesie polari contengono raccomandazioni a San Giuseppe, per trovare marito. Questo santo è una delle figure più care alle famiglie, ed è uno dei beati ritenuti più potenti per la concessione delle grazie.
Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.
La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche, che si ritrovano un po' in tutte le regioni d'Italia: i falò e le zeppole.
Poiché la celebrazione di san Giuseppe coincide con la fine dell'inverno, si è sovrapposta ai riti di
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Rappresentazione di San Giuseppe
in transito tra Maria e il Figlio.
Da una litografia di fine '80 |
purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. In quest'occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni li scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Questi riti sono accompagnati dalla preparazione delle zeppole, le famose frittelle, che pur variando nella ricetta da regione a regione, sono il piatto tipico di questa festa.
A Roma la preparazione delle zeppole, affiancate dai bignè di san Giuseppe, ha un fervore particolare. Nel passato, ad ogni angolo di strada era possibile trovare un banco di frittelle, e tutta la città era addobbata da decorazioni festive.
E' infatti con la festa di san Giuseppe che si saluta definitivamente l'inverno e si comincia a sentire il profumo della primavera, così le vicende stagionali e gli antichi riti si uniscono con la festosità e la devozione dei cristiani.
La festa della mamma
La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. In Italia cadeva regolarmente l'8 maggio, fin quando non si decise di fissarla alla seconda domenica di maggio.
Costituisce una festa molto antica, legata al culto delle divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, che veniva celebrato proprio nel periodo dell'anno in cui il passaggio della natura dal freddo e statico inverno al pieno dell'estate dei profumi e dei colori (e della prosperità nelle antiche civiltà contadine) era più evidente. Con l'andare del tempo questa festività dal tono religioso si è evoluta in festa, talvolta anche in Sagra.
Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l'istituzione del Mother's Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra. Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata.
In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. Migliosi la celebrò la seconda domenica di Maggio .
In molti Paesi la ricorrenza è stata imitata dalla civiltà occidentale: in Africa, ad esempio, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.
San Giovanni ed il solstizio d'estate
Notte di S. Giovanni, Giorno del Mago Beato, La notte delle streghe
21- 24 giugno
Universalmente la "Notte di San Giovanni" è anche ritenuta la Notte delle Streghe che, in questo particolare momento astrale, si radunano per i loro sortilegi. Ecco uno sguardo generale sulle tante tradizioni per queste notti magiche!
Questa è la celebrazione dei fasti gli antichi riti per il solstizio d'estate, ed ha quindi dato luogo per secoli a manifestazioni diverse collegate con le credenze e gli usi popolari, come i fuochi di San Giovanni e gli altri rituali propiziatori tipici delle feste di inizio stagione. Usanza collettiva in questa ricorrenza è quella della raccolta delle erbe che, nella notte che precede la festa di S. Giovanni, cioè fra il 23 ed il 24 giugno, moltiplicano i propri attributi terapeutici e magici. In questa notte, si vive un momento magico perché essa cade appunto nei giorni solstiziali quando il sole si sposa con la luna e dal suo sposalizio si riversano energie benefiche sulla terra e specialmente sulle erbe bagnate dalla rugiada che si trasforma in un farmaco potente a guarire ogni guisa di malattie cutanee. Il bagno causato dalla rugiada, a chi passeggia durante questa magica notte, riesce a difendere la persona da ogni tipo di corruzione. In generale, la rugiada. che cade durante una notte di Luna Piena è indicata per la preparazione dell'"Acqua Lustrale", ma quella che si deposita sui vegetali durante la notte del Solstizio d'Estate è la più pregiata. Prima ancora dell'alba recatevi in un prato pulito e isolato, e legate un cordino a un grosso batuffolo di cotone. Vi basterà dunque camminare trascinandovelo dietro, in modo da renderlo pregno del magico liquido. Ogni tanto strizzatelo e mettete il liquido in una bottiglia di vetro. Quando avrete raccolto la quantità a voi necessaria, tappate bene il contenitore e lasciate come di consueto un'offerta agli spiriti naturali o del cibo per gli animali. Ed è per ciò che prepariamo, con l'utilizzo di erbe, pietre ed altro, particolari e potenti talismani, nella convinzione poi che la particolare posizione degli astri concorra a caricarli di virtù.
Innumerevoli sono le usanze legate al solstizio:
"...Il colono, fatto un mazzolino di tre spiche di grano marcio o carbone, discendeva al fiume e quindi il gittava, stimando con ciò di aver liberato e purgato dalla carie o volpe, dalla zizzania e da tutte le altre erbe nocive, il grano che stava per mietere.."
Altre usanze sono:
• L'uva raccolta al sorgere del sole e data in pasto ai polli, evita che questi danneggino la vigna.
• La raccolta di 24 spighe di grano, da conservarsi tutto l'anno, se custodite gelosamente serve come
formidabile amuleto contro le sventure.
• Il bagno con l'acqua odorosa che veniva tenuta fuori l'intera notte, perché la notte magica la benedisse, ha effetti strabilianti. Si può ricorrere ad un recipiente piccolo, possibilmente una bacinella, lasciato sul davanzale durante la sera della vigilia con immersi dei fiori di campo (camomilla, margherite, melissa, ginestra), una volta benedetta dal Santo è efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, specialmente sui bambini.
• La prima acqua attinta la mattina della festa mantiene la vista;
• È costume recarsi all'alba sulla riva del mare a bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici.
• I contadini portano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perché si rinvigoriscano e fossero immuni da
malattie.
Durante la notte ardono nelle campagne molti falò, specie in cima alle colline o ai dossi, in modo da poter rotolare lungo i pendii ruote infuocate. Il contadino, con questi fuochi, vuole aiutare il sole che comincia a scendere sull'orizzonte perché non l'abbandoni e continui ad offrire la sua energia ai campi. I fuochi vengono interpretati come festa in onore del sole, manifestazione del divino nel suo massimo splendore solstiziale. Per difendersi da influssi malefici di ogni tipo si ricorre a vari espedienti. Prima di andare a coricarsi si pongono dietro la porta di casa delle scope per far fuggire il male. Esso infatti teme la scopa perché vedendola è costretto a contare tutti i fili di saggina da cui è formata e, siccome il male teme il giorno, le luci dell'alba sorprendendolo, lo costringono a fuggire prima di essere riuscito a nuocere a qualcuno, avendo perso tutto il tempo a contare i fili di saggina.
Immagine: San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci
Molti contadini invece inchiodano sulla porta di casa il fiore dell'erba Carlina che serve per impedire il passo del male perché questo, vedendo il fiore è costretto a contare con assoluta certezza le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope quindi, consuma la notte in questo modo e all'alba è obbligato a fuggire senza aver nuociuto. Si credeva che il male uscisse dal suo nascondiglio e si ponesse nei crocicchi delle vie, in forma umana tanto che, chi voleva vederlo, non aveva altro da fare che cercare in un crocicchio e stare con una forca di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. A mezzanotte il male passa schiamazzando e urlando. I più prudenti, sempre per proteggersi dal male, si infilano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, dall'Iperico alla lavanda, allo spicchio d'aglio da raccogliersi prima dell'alba. Per difendersi da funeste influenze si coglie l'Iperico dai fiori gialli da tenere sul corpo per tutta la notte, la verbena simbolo di pace e prosperità, il ribes i cui frutti rossi sono chiamati anche bacche di San Giovanni, l'artemisia e tutte erbe dette di San Giovanni.
RACCOLTE PARTICOLARI
Solo ed esclusivamente in questa magica notte, con un rito speciale è possibile raccogliere il fiore della
felce che ha la virtù di difendere chi lo possiede dagli incantesimi e di cacciare gli spiriti.
Infatti, a mezzanotte il fiore si apre lentamente illuminando tutto ciò che gli è vicino. È questa un'erba che nessuno ha mai visto in fiore, perché, in un momento della stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura. Chi desidera procurarselo deve recarsi nel bosco e sedersi accanto alla felce tracciando con l'Athame un
cerchio intorno ad essa ed un altro attorno a sé, aprire un fazzoletto sotto la pianta, e andarsene in fretta. Scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori per avventura caduti, avrebbe seco un potentissimo talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare qualunque volontà. Un'altra erba magica dei questa notte è era la vinca, utilizzata anch'essa per la preparazione di talismani
vegetali.
I PRESAGI
Per San Giovanni si usa favorire gli incontri ed i fidanzamenti. Di buon augurio si ritengono le infiorate fatte sui davanzali ed alle porte della casa dell'amata con rami, fiori e frutti. Diversi comunque sono i rituali propiziatori ed anche quelli da cui trarre presagi. Il più diffuso si fa con la chiara dell'uovo messa in una bottiglia d'acqua e lasciata tutta la notte fuori sul davanzale. A seconda della forma che la chiara assume al mattino seguente, si cerca di pronosticare il futuro. Se nel disegno per esempio si scorge una torre, è segno che si deve cambiar casa; se ci sono dei fiori, qualche
positivo avvenimento fiorirà durante l'anno; le croci sono simbolo di morte; le spighe recano buone novità; due torri simboleggiano certezza assoluta di matrimonio. Le ragazze, attraverso la forma approssimativa del disegno, cercano di indovinare la professione del futuro sposo: se l'albume ricorda la forma di una pecora lo sposo sarà un pastore; un incudine indica che sarà un fabbro, una penna o un libro che sarà un uomo colto, una barca di un marinaio, una zappa di un contadino ecc. Sempre le giovani, la vigilia della festa prendono tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, le mettono sotto il cuscino. Durante la notte devono prenderne una a caso: se prendono quella intera saranno ricche, se scelgono quella senza corteccia diventeranno o rimarranno povere, se invece colgono la fava spezzata non saranno ne ricche ne povere. Altri, sempre per conoscere il futuro, bruciano la corolla di un cardo e la lasciano fuori tutta la notte. Al mattino vanno poi a scrutarla: se si presenta di un colore rossastro è segno di buona fortuna, se invece
appare nera è indizio di sicura sfortuna.
LA SALUTE
Chi possiede sulla propria terra alberi di noce, all'alba del 24 giugno si rechi a legare i tronchi con una corda ricavata intrecciando spighe di orzo ed avena. È importante compiere questa operazione per avere frutti buoni ed abbondanti. A settembre, periodo della raccolta delle noci, la corda di spighe sarà tutta rinsecchita, ma le noci buone e soprattutto abbondanti. All'alba di San Giovanni, si raccolgano 27 noci e tornati a casa le si affettino con il mallo in cui sono ancora racchiuse. Si pongono poi a macerare per 49 giorni in alcool. Trascorso questo tempo si strizzano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiunge altro alcool e zucchero, si riempiono le bottiglie che si tengono all'aperto per qualche notte. Questo sciroppo serve ottimamente per calmare il mal di testa e il mal di stomaco. Molti mangiano lumache per San Giovanni, questo alimento preserva dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita.
Le lacrime di San Lorenzo
di Justine Bellavita
La notte del 10 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani nel mondo si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente.
Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all'interno dell'orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico.
Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell'omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un'atmosfera magica e carica di speranza.
In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca "Stella, mia bella stella, desidero che…", e si aspetta l'evento desiderato durante l'anno.
Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell'immaginario popolare l'idea dei lapilli volati in cielo ha preso piede, tanto che ancora oggi in Veneto un proverbio recita "San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti"."San Lorenzo" martirizzato, in un dipinto do P.P. Rubens, Monaco, Alte Pinakothek
Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il grande poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X agosto, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.
X AGOSTO
di Giovanni Pascoli
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!
I sette bagni di San Lorenzo
In Romagna, il giorno di San Lorenzo ci si deve immergere sette volte in mare, per purificarsi e per attirare a sé fortuna e felicità. Per questo motivo, fin dall'antichità in questa giornata vi era sulla riviera romagnola un grande afflusso di bagnati, provenienti dalla campagna, speranzosi di veder le loro malattie portate via dal mare, e di propiziarsi un anno migliore e più fortunato. La stessa legenda, in chiave cristiana giustifica l'usanza con un'apparizione di San Lorenzo, avvenuta a Cervia, quando la cittadina fu colpita dalla febbre malarica. Si narra infatti che il Santo del 10 agosto apparve in sogno ad una ragazza malata, indicandole la via della guarigione nelle acque salmastre, che avrebbero donato ai bagnanti i sette doni dello Spirito Santo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timore di Dio.
Così per estensione, e per paura di future epidemie, ogni anno tutti i paesani della Romagna iniziarono a bagnarsi sette volte in mare il giorno di San Lorenzo.
Il Carmine e la festa de "Noantri"
La Festa de’ Noantri è una delle feste popolari più famose di Roma e si svolge ogni estate dal 15 al 30 luglio nel rione di Trastevere.
“Festa de’ Noantri” è un modo romano di dire che significa festa di noi altri.
Le origini della festa sono derivanti dal ritrovamento della statua della Vergine Maria da parte di alcuni pescatori successivamente ad una burrasca.
La statua della Vergine Maria è scolpita in legno di cedro e venne donata ai carmelitani della chiesa di San Crisogono che si trova a piazza Sonnino a Trastevere.
La “Madonna fumarola” (Madonna del Carmine) è diventata la madonna protettrice dei trasteverini e del quartiere di Trastevere.
La basilica di San Crisogono è una delle pià antiche chiese di Roma e risale al IV secolo e ricostruita successivamente nel XII secolo e nel 1626 grazie al cardinale Scipione Caffarelli Borghese (nipote di Paolo V).
La festa de’ noantri è caratterizzata anche dalla processione con la statua della Madonna. Già in passato questa festa tipica romana è stata l’opportunità per vivere il quartiere con la possibilità di mangiare e bere vino all’aperto per le strade grazie ai numerosi tavolini posti in Trastevere. Vista la stagione la festa offre anche la possibilità di mangiare prodotti tipici romane di stagione come ad esempio i cocomeri, le grattachecche e le fusaje.
Oggi la “Festa de’ Noantri” oltre ad essere un momento per celebrare l’evento religioso tipica del rione Trastevere è anche un momento ricco di iniziative culturali, spettacoli, offerta di prodotti tipici artigianali, dolci, giocattoli e molto altro.
La Nativita' della Madonna
Il giorno della nascita della Madonna era festa grande in Arezzo fin dai primi secoli del Cristianesimo. La gente aretina ha sempre avuto una particolare venerazione verso la Vergine Maria. Accanto ad una solenne fe